mercoledì 9 novembre 2011

Lavoro del giorno


NOTIZIA:
Berlusconi annuncia le sue dimissioni post-datate. Arriveranno in seguito all'approvazione della legge di stabilità.  L'annuncio davanti al capo dello Stato Napolitano rende queste dimissioni post-datate come già avvenute.

Non voglio parlare di politica perchè non ho voglia di perderci il mio tempo oggi, rimane però il fatto che con tutta probabilità siamo alla fine di un'era della quale tra qualche decennio si parlerà parecchio e forse sarà ricordata sui libri virtuali di storia, o sui tablet di storia, come il periodo di Berlusconi o Berlusconanismo, che non è affatto una malattia. Infatti, o della sua sponda, o dell'altra sponda, o come me di nessuna sponda, rimane il fatto che nei 150 anni d'Italia pochi o nessuno hanno avuto il potere che concentra ancora oggi nelle sue mani il nostro ancor per poco capo del Governo, Silvio Berlusconi.

Oggi però a me interessa annunciarvi un occasione di lavoro, e basta!


POSTO VACANTE: Presidente del Consiglio della Repubblica Italiana

REquisiti:
- Avere molti amici
- Carattere da Leader
- Bella presenza.
- Capacità di problem solving
- Conoscenza sufficiente della Lingua Inglese
- Conoscenza buona della Lingua Italiana
- Forte propensione all'ascolto
- Passione per il calcio, in caso di vittoria dei mondiali
- Disponibilità a spostamenti di lavoro continui
- Capacità di non rispettare gli impegni presi
- Buona loquacità
- Conoscenze storiche pari allo zero (meglio dimenticare il passato e pensare al presente)
- Conoscenze informatiche ottime (Linguaggio HTML, Java, iPod, iPad,iPhone, Office)
- Sorriso da ballerina
- Capacità di attribuire i propri errori all'amministrazione precedente
- Attinenza nel parlare in pubblico
- Essere sempre in leggero ritardo
- Cittadinanza italiana
- Età minima 18 anni
- Sesso: Maschile, se siete donne sarà un pò più complicato ottenere il lavoro.

Luogo di lavoro: Roma

Durata del contratto: anni 5+5+5+5+5+5...l'hai detto!

Dove candidarsi: Inviare il curriculum alle iscrizioni per le prossime elezioni, le date verranno stabilite successivamente alle dimissioni concrete dell'attuale presidente del consiglio. Consigliamo di fondare un partito politico, crearsi uno slogan, una bandiera, far finta che avete un programma e girare per l'Italia, giornali tv radio internet, in cerca di consensi.

La commissione che giudicherà i candidati si riunirà in scuole e uffici pubblici vari in data ancora da stabilire. Il posto verrà assegnato a colui che raccoglierà in quegli uffici, più fogli con scritto il proprio nome...proprio per questo ribadiamo il primo requisito necessario, avere molti amici!




giovedì 3 novembre 2011

Campionato di biglie . gara1 30.10.2011



GARA 1   -   30.10.2011

1. IO (Cekketto)
2. IO (Savdini)
3. IO (Watusso)
4. IO (Ci sta)
5. IO (Valerio)
6. LUI (Bauletto)
7. EGLI (Furmage)
8. EI  (Solcia)


CLASSIFICA
10. Cekketto
7. Savdini
5. Watusso
3. Camillo
1. Valerio


REcensione di
Matteo Savdini



Gara del 30-10-2011

Ebbene siamo giunti all'inizio del secondo Campionato anale! Non mi dilungo in felicitazioni ché tanto parlo con gli stessi scemi dell'anno scorso. altro giro, altra corsa, ma regole leggermente variate; non è questa la sede per parlare in dettaglio di ogni singola variazione dell'epico Regolamento che manco Omero poteva ideare, ma quelle che sono maggiormente emerse sono: Regola dell'Amico sanzionata con giro di stop, inasprimento delle pene verso Furmage (era ora!), numero minimo per campionato portato a 6 (sennò sarebbero sempre gli stessi 4 stronzi a giocarsi il Campionato, con le presenze), nonché un corso di formazione per l'insidia savdinesca, mica cazzi. Partenza dall'arena, parabolica, sottopassaggio alla scatola, dosso saltante in buca, a salire per l'ingresso nel tubo, giro discosceso (e non collaudato, anche se poi è rislutato fattibile) con passaggio sulle lattine; cippitello dellAmico; muraglia con piscina finale e secchiello a seguire laterale; tirriponi da cui saltare nella fessura del cartone, a scendere verso il posizionamento per il monte Chitarra; salita sulla scatola; cartoni; ritorno all'ingresso in arena coi tirriponi naturali. Gara a tempo anche per rientro dell'ora solare - cinqueetrenta, numerico!

Cicchetto Le Fa: gare come questa fanno sicuramente pensare che se avesse avuto più presenze nel Campionato passato, avrebbe lottato col Cuore di Pietra per la vittoria finale. Non vi è stato un ditacco netto sul secondo e sul terzo, ma la gestione della gara è stata indubbiamente valida. Adesso vedremo se con la nuove modalità di Campionato, capitalizzerà le sue presenze, basta domandarglielo;

Savdini: riacchiappa Cicchetto e Watusso poco prima dello scadere del tempo massimo (Tocco? il 31 è il compleanno. Janigro? c'ha la uagliona.) si pone in rampalupini per il tubo e nel rimescolamento finale tiene la seconda posizione;

Watusso: buona la costanza nel rimanere sempre sul podio virtuale per tutta la gara; non si fa risucchiare dalle retrovie e guadagna la terza posizione in rampalupini;

Ci Sta Camillo: è il primo del gruppo inseguitore, distaccatosi al tubo di watussiana costruzione - quindi a prova di bestemmia. Se la gioca con Valerio e alla fine la spunta;

Valerio: prestazione non allineata con quella della giornata precedente; la maggior parte del tempo lo perde al tubo, insieme al Solcia, ma differenza di questi riesce in un buon recupero e si inserisce (sempre a inserire, 'sta mmerda) nel gruppo;

Bauletto: più che mosche, oggi proprio non c'è stata vera competizione per lui, tanto da finire sesto. come tutti accusa il tubo, ma non lo si vede effettuare i suoi proverbiali recuperi e sportella invece nel gruppo;

Furmage: se solo avesse avuto una sputazza in più di cervello, avrebbe ottenuto una posizione diversa da quelle a cui è - giustamente - abituato e a cui ancora una volta è relegato. Delle decenti schiccherate gli avevano dato la visione delle prime posizioni, ma poi la sua tipica gestione di gara lo ha rifiondato indietro;

Solcia: va bene l'inesperienza, ma oggi la sua gara è terminata a 2/5 di giro, al tubo, dove ha però dimostrato grande impegno e nessuna voglia di ritirarsi (chi ha domande per domandarglielo, lo domandi) nonostante le insormontate difficoltà.





La prima di campionato è stata preceduta da una prova generale pole position il giorno 29.10.2011 di cui segue...

Risultati
1. Valerio
2. Bauletto
3. Savdini
4. Solcia

REcensione di
Matteo Savdini

Ancora una gara fuori Campionato e densa di triglie. Partenza dalle cozze; rettilineo con muretti laterali e buca, fosso con albero, scican con uscita laterale, passaggio alto sull'abusivismo cartonato con regola dell'arco, corsia tirriponata laterale, vasca; rudere del castello, parabolica incavata, scavalco del cannolicchio, tirriponi, trampolino cartaceo con piscina e passaggio alla portineria dell'abusivismo scatolato.

Valerio: non poteva fare un rientro migliore, questa merda che si deve morire mò. Nonostante la lontananza, le pecore che non lo fanno donare, i coglioni che rompe quando si apre, ha effettuato una gara notevole, con un ottimo recupero sul Baule e un taglio del traguardo da vincitore;

Bauletto: a quanto ('o)pare le mosche non hanno problemi di dieta con lui, visto che ancora una volta si è fatto mangiare copiosamente il cazzo da quest'ultime. Non che non si noti il suo livello - sempre elevato - ma sembra di vederlo un anno fa, quando perdeva i colpi proprio nelle tornate finali

Savdini: non riesce a tenere il ritmo per combattere coi primi e gioca molto in solitaria, senza troppa efficacia nelle schiccherate;

Solcia: grande ritorno sulla piste da Milano! considerando che è la seconda gara da lui disputata a distanza di un anno dalla precedente, non si può certo dirne male; soddisfacenti gestione e schiccherate.


ringraziamenti al Solcia da Milano per l'aiuto laterale nella redazione delle presenti recensioni. Bravo-grande!

giovedì 13 ottobre 2011

Racconto disordinato di una Nuova Speranza (di Massimo Giei)




Mi piacciono i colori. E il vento. Il vento che ti raggiunge dappertutto e poi, poi. Le coste violente dell’oceano, spiagge incerte, che se ne vanno con la marea, potentissima. E la marea che porta e che prende e il mare che urla, terribile e misterioso, potente di onde che ti potrebbero portare via, per sempre.

Puoi correre sulla spiaggia, così, a piedi nudi, soffrendo per i detriti e le sabbie morbide, con i piedi che affondano e sentirti bene, lontanissimo dalla civiltà e improvvisamente felice, essere di senso compiuto e inserito in un bel mondo, infinito e selvaggio, infinito e accogliente.

Il fresco della mattina e io lì, a testa in giù a bere un caffè caldo di fronte al mare. Tutto sembra perfetto. C’è un camino nel pub e spero che il sole esca dalla montagna per riscaldarmi un po’ e riuscire sulla spiaggia.

Voglio correre di nuovo e tornare a delirare il Pacifico. Sono parte della Lunga nuvola, oggi. Sono parte del mondo a testa in giù, eppure non cado.

Resto ancorato a questa terra remota. Insieme alle pecore. Ce ne sono dappertutto di pecore. Pecore che brucano, tranquille nei loro prati smeraldo senza limiti di spazio. E non puoi, non puoi proprio esimerti dal suonare il clacson, d’improvviso. E loro corrono. Prese dallo spavento volano via, veloci e terrorizzate.

Puoi guidare per ore e ore, perderti negli scenari meravigliosi, paesaggi incantati da favola che la Lunga Nuvola ti offre e non incontrare nessuno, tranne che pecore e mucche, mucche e pecore.

Di tanto in tanto un villaggio dimenticato. Un tempo qui c’erano i cercatori d’oro. Te ne accorgi nel pub, che sembra proprio il Saloon dei film western, ‘Qui è stata trovata la più grande pepita di tutta la Nuova Zelanda’. E lo splendore che forse c’era allora, non è neanche un ricordo oggi.

C’è una scuola e una maestra curiosa. Qui gli stranieri sono una rarità. Passano con le macchine, seppure. Qualcuno si ferma per un caffè e poi riparte, come noi, del resto. Ma la maestra vuole rendere duraturo negli anni il nostro passaggio. E ci ritroviamo dentro una scuola a parlare di Italia e Luca che coinvolge e intrattiene i bambini che ci regalano a loro volta la loro meraviglia.

Dall’altra parte del mondo. A testa in giù. E Pascal non se ne capacita e la cosa lo elettrizza. E la notte ci riunisce, tra pub e cazzate. Siamo di tutto il mondo. Drogati di rugby. Una passione per il gioco, una passione che ci unisce, al di là delle nostre diverse provenienze. E la birra pure, ci unisce e ci diverte.

Viaggiando viaggiando si ha tempo per se stessi. Un estasi contemplativo e la natura che tutt’attorno ispira. Viaggiando viaggiando tutto scorre. Facce, pensieri, immagini, spiagge, montagne, alberi, animali.
Viaggiando viaggiando il pensiero si nutre, tutto appare meraviglioso e si ha voglia di tornare a una vita più facile e briosa, una vita nella quale ci sia il tempo per fermarsi ad apprezzare le cose belle.

Tutto torna alla vista, quando ci si stende su un letto di un ostello e si chiudono gli occhi. L’immaginario è pieno di Nuova Zelanda, di posti che chissà se rivedremo, di posti affascinanti e imprevedibili, un ghiacciaio a poca distanza dal mare e una valle che porta alla fine del mondo. Luca lo capisce, siamo proprio vicini alla fine del mondo.

E un lago una montagna e una cittadina. E giù via, tuffarsi nel nulla con una corda appesa a un ponte e il fiume che sta lì, sotto, che sembra aspettare che ci arrivi dentro, tutto sottosopra, fai fatica a ricomporre gli elementi a capire e ridi e ridi che l’emozione è forte. E la paura sconfitta è stata tanta.

E il rugby è dappertutto. ‘Siete qui per la Coppa del Mondo?’ ci chiedono tutti. Siamo una rarità, italiani e appassionati di rugby. Per le strade sopra e sotto, si vedono solo camper irlandesi, mentre tutti andiamo a Dunedin, che ci ospiterà per due notti. Giriamo e rigiriamo e sorpassiamo e tiriamo fuori la bandiera e intanto cantiamo. ‘Di iris, di oirisc’. Gli irlandesi sono dappertutto, con i loro camper verdi e le bandiere che sembrano le nostre. E il loro rumore, il casino, la voglia di bere e di vivere, le risate sguaiate. Ci sentiamo circondati. Siamo circondati, ma è tutta una festa.

E i nostri sogni di gloria, la voglia di entrare nella storia, di superare il girone si scontra contro il sorriso beffardo di O’Driscoll.

Ma c’è una notte davanti a noi che passeremo a far festa e cantare, così, cori senza senso, noi pochi italiani assediati in una festa tutta verde che purtroppo non durerà molto.

Si riparte poi dalla Nuova Zelanda. Speranzosi che sì, un giorno si tornerà. Si parte come sempre titubanti, desiderosi di restare. Il viaggio prenderà di nuovo il sopravvento. Via per cieli sconosciuti su aerei immensi, grandi come palazzi. Ci si lascerà alle spalle un’avventura, una storia di chilometri e pensieri, dello sguardo che volge all’infinito tra la natura che trionfa e il cielo che la scruta ammirato.

E’ un posto dell’anima la Nuova Zelanda e la portiamo con noi, per sempre.

lunedì 10 ottobre 2011

Amichevole pre-campionato

08-10-2011
Risultati
1. Savdini
2. Bauletto
3. Ci sta Camillo
4. Della Biblioteca
5. Pacco
6. PacGiù

 RE-censione di MatteoluileilamicodileiSavdini
 Anche se il gestore di questo blog per ben tre volte se ne è bellamente scordato, l'8 è il complimese di chi scrive ora e proprio in questa lieta ricorrenza si è disputata un'altra gara "Campionato? Domandaglielo!". La brezza ha riportato gli schiccheratori ai campi da bicc, resi anche facilmente giocabili dalla pioggia delle ore precedenti. Una bella gara anche se rotta sin dall'inizio e poi comunque avvincente sino alle fasi finali. Partenza al cannolicchio; strisce di Mario+; strettoia in curva; salto laterale; tre buche in serie dopo le quali linea di tirriponi anali, tirriponi di frenamento e tirriponi anali; a salire in rampa per il salto sul trattore; impettata anale e a saltare sui dossi che riportavano alla partenza.

 Savdini: continua la sua positiva fase iniziale della stagione invernale. Stacco il gruppo all'inizio, quando supera il Bauletto alle curve iniziali per poi lasciarlo e gestire le gara in solitaria; solo verso la fine intravede in riavvicinamento di Ci Sta, dovuto anche a rallentamenti incontrati al salto sul trattore (dove si è mostrato Camillo volte generoso verso le pecore presenti in gara); meno errori del solito e una buona gestione gli hanno quindi concesso la vittoria;

 Bauletto: pietra meno calcarea del solito, quest'oggi, dove perde il contatto col battistrada e riagguanta una seconda posizione messa in pericolo proprio alla fine. Le fasi iniziali fanno temere le sue solite poderose prestazioni, ma poi non lo si vede troppo competitivo e combatte quasi fino alla fine per la seconda posizione;

 Ci Sta Camillo: in bagarre col Baule per gran parte della gara, lo supera al giro finale al solito insidioso salto sul trattore, lo ritrova sull'impettata anale dopo alcune schiccherate errate e tenta addirittura di buttarlo giù senza riuscirvi, ma comunque mettendo a segno una buona prestazione di gara;

 Della Biblioteca: insieme all'altro utero della giornata, perde una marea di tempo al cannolicchio iniziale e successivamente al salto sul trattore; ciononostante resta meno nervosa del solito - ci aveva abituati a belle sclerate in passato - ma dovrebbe porci più concentrazione nelle singole schiccherate; poco prima dello scadere del tempo massimo, riesce addirittura a sorpassare un arrancante Pacco e ottenere la quarta posizione grazie forse anche ad un utilizzo della Posizione della Crueja Allargata;

 Cresta: la troppa assenza dalle piste si fa notare anche per l'oro dello scorso campionato; accusa gravemente il salto sul trattore e non riesce a recuperare nulla di quanto perso, cedendo anche al sopravanzare di Pac. Adesso è da vedere quando lo si rivedrà in gara, sia fisicamente che competitivamente;

PacGiù: come detto poc'anzi, perde subito il gruppo all'inizio, e non riesce neanche in un qualche recupero col suo dito cacciotto; dalla sua un costante utilizzo dell'Antica Posizione della Gambe Aperte che le ha consentito qualche bagliore nelle retrovie e durante le sportellate con Della Biblioteca.

martedì 4 ottobre 2011

Amichevole pre-campionato di biglie

1. Savdini
2. Bauletto
3. Ci sta Camillo

REcensione
di Matteononcisonopiu'aggettivinegativiSavdini

Bene. Molto bene. Campionato o non campionato, trofei, coppe, memorial, o meno, la voglia di schiccherare prorompe come sempre e quindi eccoci di nuovo sulla spiaggia, dopo una stagione estiva duramente provata dallo scorso campionato e che ha dunque visto pochissime gare con schiccheratori tritati.
Pensiamo dunque al presente e recensiamo (anzi, recensisco, IO, sempre e solo IO).
Tre soli schiccheratori in questa giornata fomentati, come si diceva, dalla voglia di riscendere in pista e affrontare i 4 giri discoscesi. E quindi bella gara, combattuta, su classica pista di inizio ottobre.
Partenza al trampolone (nominato a mio avviso forzatamente Anal Impact); curva parabolicata; a scendere verso il serpentone tirriponato laterale; rampinalupini per il salto a scendere poi sull'occhiello che posizionava in rampalupini sulla fossa dei Bevilacqua, analmente profonda; tirriponi di frenamento; tirriponi anali dopo cui ci si posizionava in rampa per il canotto; altra fossa de lu fije, biologica, con possibilità di entrarvi (sempre dentro!) per schiccherare; piscinette camionate per poi tornare sulla rampa(lupini) di partenza.


Savdini: sembra voler fare un'immediata fuga sin da subito, quando si affranca dagli altri due al salto iniziale; accusa poi la solita bravura monolitica del Cuore di Pietra Bauletto, prendendo anche un importante ritardo, salvo poi sfruttare una sua flessione e sbagliare poco nel finale, fino a vincere;


Bauletto: inanella una serie di giocate terrificanti, riuscendo addirittura a schiccherare "rampa-rampa", riprendendo l'iniziale fuggitivo e guadagnandovi così un vantaggio spaventoso; l'impressionante precisione ed infallibilità nelle schiccherate non viene però mantenuta nella parte finale della gara, quando si fà magnà lu cazz da li mosche, gioca un tira e molla col Savdini perdendoci poi il contatto;


Ci Sta Camillo: sempre dietro, come piace a certe pecore ben muiellate. Non entra mai in gara e soffre molto sia il trampolone che la fossa dei Bevilacqua; inizia così la stagione invernale col piede trigliato e cerca il giusto stimolo (tipo un mano massagioooooooooooooo) per combattere.

martedì 7 giugno 2011

L'ultima alba del ueicap (di Massimo Giei)




C’è che il ueicap chiude. C’è che insomma, ci stiamo facendo vecchi e i luoghi che hanno fatto da teatro al nostro passato, piano piano, ci stanno lasciando tutti. Metti la scuola. A via Tasso ci hanno fatto una palazzina moderna e fighetta al posto del mitico e iperfatiscente Istituto Olivieri. Idem senza nessuna fantasia per la vecchia sede di via Firenze. Entrambe tremavano al nostro passaggio all’uscita di scuola, entrambe facevano un po’ paura, però quelli erano i giorni, giorni avvincenti, mitici, di formazione nostra come persone, quelli erano i giorni e possiamo solo ricordarli. Metti il bar Le Nazioni, metti anche la vecchia sede di scuola in via Balilla, il bar di Quaquarella. Rimane solo la pizzeria Liceo, vecchie mattonelle, vecchi proprietari, vecchi odori. Una città che cambia e cancella in un solo gesto i teatri del nostro passato. Lacrime! Ora si porta via anche il ueicap.

Stiamo invecchiando e lasciamo dietro di noi rovine, stiamo invecchiando e non potremmo mai mostrare ai nostri (eventuali) figli la nostra scuola, la nostra vecchia palestra, i nostri bar. Così sarà per il ueicap che si scrive wake up, ma perché!!?!??!?!

Il ueicap quindi. Un mare di ricordi e nottate si mischiano, dieci anni di frequentazione, forse più, forse meno, ma che conta? Conta che lo buttano giù, conta che è stata una presenza forte e costante, un luogo diverso e confusionario, un posto infettivo e colorato, dove ci si poteva ingarrare selvaggiamente dove ci trovavi quelli che non andavano alla Fabbrica prima e a qualche altra discoteca fighetta di cui non conosco il nome oggi. Al ueicap c’erano tutti. Era un locale che non era precluso a nessuno che non diceva tu entri e tu no, tu non hai la camicia o la tua maglietta ispira odio. Se stavi ubriachissimo tanto da allungarti a terra con le persone che possibilmente ti calpestavano, non ti cacciavano, prendevano uno dei tuoi cumpign e gli dicevano ‘portalo a prendere aria, che si deve riprendere’ li cumpign in questione poi aprivano la porta e lo buttavano fuori sul marciapiede e gli altri continuavano possibilmente a calpestarlo, che così va la vita. Ma poi al ueicap lo facevano rientrare, mica ti facevi una brutta reputazione nonono.

Il ueicap e luce nella notte. Tetto basso e tanto sudore. Tetto basso e tette in giro con la musica di Umberto Building. L’olandese volante ti insegue. Ha la stessa canottiera dal ‘74, puzza di sudore, spende tutti i soldi in foto. E ti ritrae. Ti stai ingarrando con un supplì (o con IL supplì)? Lui noncurante ti scatta la foto. Sei ubriachissimo e strisci a terra a petto nudo, mentre le persone ti calpestano? Lui ugualmente non ha pietà e ti fotografa. Dove vadano a finire poi quelle migliaia di foto che fa ogni sera è un serio mistero tuttora irrisolto. E poi ci sono i bar. Forse il ueicap era l’unico locale in cui in un cocktail mettevano più sostanze alcoliche che cocacoletonicvarie. Delle bombe atomiche. Si usciva dal ueicap sempre barcollando, sempre felici, sempre cantando.

Il ueicap era umido. Il ueicap era intimo, confortevole, familiare.

Cos’altro ancora era il ueicap?

Il ueicap era un’idea più che un luogo reale!

Penso a questo mentre l’ultima notte – l’ultima davvero, non come gli altri anni – del ueicap sta andando via. Ironia della sorte è forse la prima volta in vita mia in cui mi trovo lì senza essere ubriaco. C’è tristezza nell’aria. Di vista conosciamo quasi tutti, poi ci sono quelli che conosciamo bene. Cento notti e cento altre ancora. Facce simpatiche e scorbutiche, c’è quella con cui si è ingarrato Valerio qualche tempo fa, le chiediamo se è proprio lei e ci risponde malvagia e aggressiva, ‘non conosco nessun Valerio, almeno nessun Valerio degno di nota’ e ci stava quasi per menare. Facciamo fatica a trovare un luogo dove fermarci. Per prendere da bere è un casino. Dal bancone piovono in continuazione gavettoni. C’è casino, tanto casino. Il locale è pieno. Eppure non sembra esserci troppa allegria. Boh. Abbiamo fatto la fila prima. Insieme a cento persone; quando aprivano la porta usciva un caldo bestiale. Quelli che uscivano erano sudati e stremati. Al ueicap se c’è troppa folla si sta male. Dopo quasi un’ora abbiamo deciso di andarcene. Via attraverso il ponte dei gran pompini, via verso la Lampara. Torniamo dopo, caro ueicap, aspettaci, non te ne andare.

E siamo tornati alle 3, resi sobri dalle scalate del ponte in bici, non potevamo mica mancare.

Fabbricando case, butteranno via centinaia di nostri venerdì sera. Il ueicap era parte di noi, fatto con noi, edificato con e sul nostro sudore. Con e sulla nostra saliva. Fabbricando case se ne vanno alcuni tra i nostri migliori giorni, la nostra storia. Storia di cazzate e amici, risate infinite, storie di giorni dopo. Perché il ueicap è stata soprattutto una storia di giorni dopo, sabati pomeriggio di aperitivi in cui si cercava con non poca difficoltà di ricostruire la serata precedente, il memorabile venerdì sera, sommando testimonianze, ricercando sms, foto e tutto quanto potesse servire a ricostruire la nostra serata al ueicap.

E mentre Umberto Building si prolunga in un propagandistico lamento e mentre tutti intorno piangono o si disperano e mentre qualcuno si ingarra, mi torna alla mente il mio ueicap. Una volta me ne andai dal ueicap con il motorino. Pensavo di tornare a casa, invece mi andai a schiantare contro una barca. E fu storia che si trasformò in leggenda. Più di una volta me ne andai direttamente dal ueicap in qualche città improbabile, con lo zainetto in spalle, ultras senza sonno. Una volta me ne andai dal ueicap dentro una macchina con le lucine blu accese sopra e una sirena. Dal finestrino guardavo i reduci del solito venerdì sera vedermi scomparire in cattività. Qualche volta me ne andai ridendo. Qualche volta troppo ubriaco per pensare a dove come quando cosa stavo facendo. A volte accompagnato, abbracciato e parlante. E quante ce ne possono essere? Quante storie? Matteo si sta commovendo. Questo pastore notturno che sta non ubriaco per la prima volta da decenni, che il giorno dopo dirà che “essere sobri è una delle cose peggiori che possa capitarti dopo mezzanotte” vede anche lui passarsi davanti agli occhi tutte le malefatte in anni di ueicap. La sua carriera è più recente della mia. Io ero fisso nei primi anni 2000, lui ha fatto i numeri migliori nel 2010. Sembra di casa. Saluta Hulk Hogan e chiede il permesso di baciarlo, dopo avergli dichiarato tutto il suo santo amore.

Fabbricando case rimaniamo di stucco. Silenziosi e guardinghi. Dal bancone continuano a spruzzare acqua e sostanze appiccicose. Qualcuno si lamenta che ‘insomma, che cazzo, dobbiamo pure tornare a casa completamente zuppi!’ Continuiamo a non capire. Davvero è l’ultima sera che siamo qui? Provare a ubriacarsi adesso è inutile. Qualcuno canta qualcosa. E Umberto Building urla al microfono che quello sarà l’ultimo disco del ueicap di sempre. Vecchio Lucio Battisti, che finisce presto. E rimaniamo noi, lì. Che facciamo adesso, ce ne stiamo qui a guardare intorno, come a ricordarci il locale. C’è il turno dei saluti, come nei funerali, davvero. Si passa al bancone di ingresso, c’è Sabina, la madre del defunto. In uscita riacquistiamo il sorriso. C’è la guagliona di Damiano. Domenico la sta accimentando ancora. Ci avevamo provato prima a fargli fare brutta figura a far incazzare lei. ‘Conosci questi?’ aveva mormorato. Una pessima referenza, talvolta.

Il nostro nichilismo disincantato, il chiamare tutto e tutti per nome e cognome ci rende famigerati. Matteo in particolare si è fatto una certa fama qui. Storie di nichilismo notturno armato, storie di ueicap. Storie di ‘ci sta Valerio, ci sta Matteo, ci sta Bauletto’.

Storie di ‘lui è il figlio del sole, io sono l’uomo che rema sul moscone’
‘Mi dai un sorso? No! Vattl a comprà’
‘Che facciamo stasera?’ ‘Andiamo al ueicap’
‘Che hai fatto ieri sera al ueicap? Ti sei ingarrato? Con chi?’
‘Smafriamoci per bene che poi andiamo al ueicap’
‘Non ce l’ho la tessera di uscita, ma fidatevi che qualche consumazione l’ho fatta’
‘Sci la tessera ce l’ho sono Bauletto Danzante’
‘Ma è appena entrato!’
‘Ehm, sono Tommy Guerra’
‘Hulk Hogan, lui è tuo figlio!’
‘Ti vu ‘ngarrà?’
‘Valerio al ueicap ha una percentuale di ingarration del 100%’
‘Adesso mi odi?’ ‘No!’ ‘Mi ami?’ ‘No’ ‘Oh a macs, fa qualcosa, chissì mi indifferenzia..’

Qualcosa c’era al ueicap per renderlo un locale divertente e diverso. Forse il ueicap non esisteva, era una nostra immaginazione, una nostra illusione alcolica, forse nulla più.. Eppure questa illusione ci mancherà parecchio, questo nostro passato che verrà buttato giù.

Vabbè, nuovo ueicap cercasi.


FONTE: villatelesio.wordpress.com

mercoledì 1 giugno 2011

Verbale di una gara mai esistita

Verbale di una gara mai esistita

di Bauletto il campione

Il giorno 15 maggio 2011 io, sottoscritto Bauletto, mi recavo presso lo stabilimento balneare Croce del Sud, situato su Viale Riviera Nord,
per la consueta gara domenicale del campionato di biglie. Con me erano presenti: Camillo, Alessandra, Watusso, Furmage, Gialò e Gialà.

Abbiamo iniziato il cantiere, costruendo una pista che procedeva in direzione mare-monti. Il tempo iniziava a farsi minaccioso, il vento forte e
qualche goccia isolata di pioggia, non facevano presagire nulla di buono. Non ricordo bene tutte le insidie e le trappole che il circuito includeva,
tra di esse una sorta di rampa con discese laterali costruita dal Watusso, e poi da lui riproposta qualche gara dopo, un sifone usato da Gialò,
due lettini da saltare posizionati dal Camillo e una serie di buche, detto "superficie lunare", fatte da Alessandra.

Iniziata la gara il vento si dimostrava subito più forte di noi. Le biglie, anche dette da qualcuno "palline" tornavano spesso indietro dopo un tiro o addirittura uscivano di pista da sole.
A un certo punto, saranno state le 4+1 meno 1 ora, il Gialò, su pressione insistente di Gialà si ritirava, risalendo con quest'ultima presso lo stabilimento.
Indignati, e nonostante le condizioni atmosferiche peggioravano sempre di più, gli altri giocatori provavano a continuare, finchè un diluvio che potrebbe essere tranquillamente
descritto come "della Madonna", interrompeva il gioco facendo risalire i coraggiosi schiccheratori verso lo stabilimento.

Vista la promessa fatta a "Lu Fije" di risalire e pulire i lettini, lasciavamo molto materiale prezioso in balia dei venti.
Ricordo che, una volta giunti al riparo, vedemmo il secchiellone verde rotolare a velocità più che sostenuta,in direzione sud,
per poi perderlo di vista definitivamente.

Questo è ciò che ricordo. Il Gialò si ritirava circa 10 minuti-un quarto d'ora prima che la garra fosse ufficialmente interrotta per impossibilità di schiccherare.
In fede